All’asta la prima Alfa Romeo della storia

La G1 fu costruita in sole 52 unità fra il 1921 e il 1922; oggi ne è rimasto un solo esemplare marciante


Pubblicato il 23/10/2017
Ultima modifica il 24/10/2017 alle ore 05:47

Non è un’Alfa Romeo come la altre, la G1: questa splendida ultranovantenne è stata il primo modello prodotto dal marchio del Biscione, fra il 1921 e 1922. Ne sono state assemblate appena 52 unità (di cui 2 prototipi) e l’esemplare “numero 1” verrà conteso all’asta da RM Sotheby's il 18 o 19 gennaio: si tratta dell’Alfa più anziana che i soldi possano comprare e si ritiene che sia pure l’unica G1 completa ancora marciante in tutto il mondo. 

 

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Contraddistinta dal telaio n. 6018, è spinta da un motore a 6 cilindri in linea di 6,3 litri, capace di 70 CV di potenza (tocca i 120 km/h di velocità massima), un’enormità per l’epoca. Come ogni storica che si rispetti, nel corso della sua vita l’auto ha fatto il giro del pianeta, finendo in Australia insieme agli altri esemplari della G1. Nel 1965 venne scoperta da Ross Flewell-Smith, un appassionato del marchio italiano che la comprò e successivamente procedette al suo restauro. Operazione che poi venne ripetuta all’inizio dei primi anni 2000. 

 

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La vettura si è anche guadagnata diversi riconoscimenti al celebre Concorso di Eleganza di Pebble Beach, uno dei più prestigiosi appuntamenti del mondo per vetture storiche e concept car. La G1 in questione sarà litigata fra facoltosi collezionisti a Phoenix (USA). Secondo le stime il prezzo della prima Alfa Romeo della storia potrebbe superare l’esorbitante cifra di 1,5 milioni di dollari

 

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Tuttavia la G1 è un modello da primato non solo per motivi “anagrafici”: fu progettata da Giuseppe Merosi nel periodo in cui l’Anonima Lombarda Fabbrica Automobili stava per diventare Alfa Romeo. Il progettista italiano concepì la G1 come un modello di altissima gamma, ideato per competere pure con le Rolls-Royce: è così che nacque la più grossa Alfa Romeo mai costruita fino ad allora.  

 

In Italia però non ebbe successo: colpa dell'imposizione fiscale elevata, calcolata in funzione della cilindrata, e del prezzo della benzina sottoposto a continui rincari; ecco perché l’intera produzione volò in Australia. Si tratta di un modello che manca nella collezione del costruttore di Arese: chissà che, dopo tanti decenni all’estero, la G1 possa riprendere la via di casa… 

 

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