Antonio Ricci, premiato ad Asti con la “Testa d’aj”, racconta il suo amico Giorgio Faletti

Antonio Ricci e Giorgio Faletti al Salone del Libro di Torino, nel 2008


Pubblicato il 29/11/2017
asti

«Il vostro “testa d’aj” è un complimento. Di solito mi dicono testa di… un’altra cosa. E a proposito di gusti gastronomici confesso di non sopportare l’aglio, sarà la mia natura vampira. Lo so, è un controsenso visto che mi date questo premio, ma così vi dimostro di essere una vera testa d’aglio». 

 

Ospite ad Asti, Antonio Ricci ha ricevuto il premio «Testa d’aj 2017» (testa d’aglio, in piemontese). Il riconoscimento è assegnato in occasione del Bagna Cauda Day, dall’associazione Astigiani a «personaggi che nella vita hanno dimostrato di saper andare controcorrente». Accompagnato dall’amico Giorgio Conte, dialogando con il giornalista Sergio Miravalle (direttore di Astigiani) Ricci ricorda la grande amicizia con Giorgio Faletti, ma anche i suoi esordi astigiani: «Sono stato ad Asti per la prima volta da calciatore – racconta - ed è proprio qui, nella vostra città, che sono sfumati i miei sogni da “campione”. È successo durante una partita giocata in mezzo alla neve che noi di Albenga quasi non conoscevamo. Sul terreno ghiacciato il portiere si infortunò e toccò a me sostituirlo: dagli spalti mi gridavano “portiere d’albergo”. Infatti fu una sconfitta, e solo tempo dopo scoprii che ero stato battuto dalla squadra dove militava un giovane futuro campione: Giancarlo Antognoni». 

 

Tramontati i sogni calcistici, ecco arrivare il cabaret: «Sono contento di essere ad Asti il 25 novembre, proprio nel giorno del compleanno di Giorgio che incontrai per la prima volta quando facevo cabaret – racconta – Ad Asti c’era un locale, il Salera, dove venivo invitato come cabarettista: Giorgio era un ragazzo che voleva fare lo stesso mestiere e mi avvicinò per chiedermi consigli. Ma anch’io ero agli inizi. Ci rincontrammo anni dopo a Milano, al Derby».  

 

Fu subito amicizia: «Facevamo comunella: io ligure, lui piemontese, entrambi della provincia in mezzo a tanti milanesi. Con noi c’era anche Enzo Salvi. Uscivamo con le chitarre, ci fermavamo in strada a suonare e spesso erano le forze dell’ordine a fermarci. Io e Salvi con i capelli lunghi, Giorgio più fighettino che ci diceva: se non vi tagliate i capelli non esco più con voi». Passano gli anni, Ricci e Faletti si ritrovano nelle serate di cabaret: «L’ho chiamato per “Drive In” e Giorgio ha saputo conquistarsi un spazio crescente, fino a diventare una delle colonne portanti della trasmissione». Colleghi, ma soprattutto amici: «Uscivamo spesso insieme e Giorgio non perdeva occasione per divertirsi e divertirci, come quando faceva la versione francese di Vito Catozzo. Ci faceva star male dal ridere, colpa anche delle noccioline che ci mangiavamo al Derby per cena».  

 

Con Faletti tanti anni di «Drive in» e non solo: «Ha condotto “Striscia la notizia” e ha fatto tutte le trasmissioni che firmavo. Una persona fidata sotto tutti i punti di vista: professionale e di amicizia». Ricorda Ricci: «Però bisogna dirlo, era anche noioso: se una cosa lo appassionava doveva per forza appassionare anche te. E così raccontava per ore di motori e rally». Il ricordo è al presente: «Giorgio è un perfezionista, uno che se si mette in testa di fare qualcosa la fa e la fa bene: comico, pilota di rally, scrittore, cantante. Se avesse deciso di diventare lampadario prima o poi gli sarebbero spuntate le lampadine».  

 

Con Ricci sono state premiate altre quattro «teste d’aj»: la produttrice di vino Mariuccia Borio, il fumettista Luigi Piccatto, l’astigiano Marco Delpui e il cuneese Giovanni Martino, due storici acciugai. E proprio a loro è rivolta la domanda di Ricci: «Voi siete del mestiere. Ditemi: è vero che c’è differenza di gusto tra l’acciuga pescata di notte e di giorno?». Sentenziano gli acciugai: «L’acciuga vera è quella pescata all’alba».  

Al che Ricci replica fulminante: «Mi spiace per voi astigiani, ma pure l’acciuga migliore è quella “d’alba”». 

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