Il giovane ingegnere travolto da un masso a Villeneuve ha ottenuto un risarcimento milionario

Michel Chabod da allora è invalido. Il giudice ha condannato Regione, Comune e progettista


Pubblicato il 03/01/2018
Ultima modifica il 03/01/2018 alle ore 12:37
aosta

Alle 8,10 del 16 marzo 2011 un masso di un metro cubo è scivolato su un pendio coltivato, ha saltato il muro e ha travolto l’auto di Michel Chabod. L’uomo, un ingegnere di 34 anni, da allora è invalido. Ora avrà un risarcimento di un milione 88 mila 742,87 euro. Sono stati condannati a risarcirlo il Comune di Villeneuve, proprietario della strada, la Regione Valle d’Aosta che aveva fatto eseguire i lavori di contenimento del terreno e il progettista del muro Luciano David. Anche la moglie di Chabod (oggi separata) sarà risarcita con 48 mila 632 euro (40 mila per danno morale) da Regione, Comune, progettista, proprietario del terreno (la società Malga). Un’unica assoluzione, l’affittuaria del terreno, Anna De Santis. La sentenza, datata 2 gennaio 2018, è firmata dal neo presidente del Tribunale di Aosta, Eugenio Gramola. 

 

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La vicenda, che ha subito un lungo e complicato travaglio giudiziario, è stata chiarita grazie alla relazione dei consulenti del giudice, il professore Giannantonio Bottino, l’ingegnere Gianluca Odetto e il medico legale Paola Piscozzi. Chabod e la moglie sono stati assistiti dagli avvocati Maurizio Riverditi, di Torino e Paola Pellissier, di Aosta. Proprio le perizie tecniche chieste da Gramola sono state presentate durante l’udienza di revoca dell’archiviazione del processo penale e hanno consentito la ripresa anche di quel procedimento.  

 

L’incidente è stato provocato dal crollo del masso che era piantato nel terreno. Il giudice Gramola scrive nella sentenza civile facendo riferimento alle perizie: «Il crollo del blocco ha costituito un imprevisto che non era però genericamente imprevedibile». Aggiunge: «A partire da almeno 14 anni prima dei fatti era certamente conosciuta la pericolosità dei luoghi, tanto che vi era prevista l’inedificabilità». Pericolosità che non è stata tenuta in conto - secondo il giudice - dal progettista. Manca al progetto uno studio geologico. 

 

Dopo l’incidente Comune di Villeneuve e Regione avevano deciso un intervento per la sicurezza con barriere paramassi. «Necessità - scrive il giudice - che avrebbe dovuto essere chiara sin dagli interventi di ammodernamento della strada sol che si fossero tenute in conto le condizioni di rischio generico». Nel 1997, sottolinea ancora il magistrato, l’area era stata dichiarata inedificabile «proprio per ragioni di rischio idrogeologico». Per questo, aggiunge il giudice, avrebbero dovuto «essere acquisiti migliori elementi dalla relazione geologica che le norme tecniche prevedevano e prevedono come obbligatoria, che è invece stata sostituita con una generica relazione... quasi che occuparsi di eventuali franamenti sia una sorta di superfluo optional»

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