Torretta, poesia e passioni sulla “montagna che non c’è”

La guida alpina di Courmayeur giovedì al Polivalente della Domus


Pubblicato il 09/01/2018
Sagliano

«Apro un poco la porta del rifugio, uno spiraglio, giusto per osservare il cielo nero e i milioni di stelle che lo puntellano. Non un suono, solo il vento che scivola sul ghiaccio. Ed è in questo momento che capisco di averla trovata, di avere azzeccato la giusta prospettiva, la ragione che spinge chi come me ama la montagna a fare quello che fa, il senso che tiene insieme tutte le esperienze. È la pace dopo la fatica, la bellezza dei luoghi, il superamento delle paure. È l’amore». Nel salone polivalente della cooperativa Domus Laetitiae, giovedì alle 21, Anna Torretta, guida alpina di Courmayeur, presenta il suo libro «La montagna che non c’è» in cui racconta il suo personale e più intimo modo di vivere le spedizioni sulle cime ai quattro angoli del pianeta, di affrontare le gare di arrampicata su ghiaccio, le esperienze in solitaria, le amicizie in parete. Gioie, soddisfazoni ma anche sofferenza e fatica che ha sempre superato con grinta e determinazione. 

 

Torinese, 46 anni, laureata in architettura, Torretta è una delle migliori atlete italiane di montagna: a 12 anni ha messo nel suo palmares il primo quattromila (Gran Paradiso), a 13 la prima parete Nord (Piccola Ciamarella), a 18 la Via degli Svizzeri sul Grand Capucin. Pluricampionessa italiana e vicecampionessa del Mondo di arrampicata su ghiaccio, dal 2004, dopo aver fondato a Innsbruck la scuola di alpinismo femminile Avventura Donna, si è trasferita a Courmayeur dove lavora per la Società delle Guide Alpine, prima e unica donna. È diventata nota al grande pubblico grazie al reality «Monte Bianco» su Rai2. Nessuno meglio di lei, dunque, può raccontare quanto vita e montagna siano strettamente intrecciate. Torretta si è imposta in un ambiente maschile e perché forse, da donna e madre, percepisce più forte il palpito vitale della natura riesce a dare vita, nelle pagine scritte a quattro mani con Andrea Ottolini, al suo mondo in cui, di scalata in scalata «ascolta le fate del bosco che le indicano la via». 

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