Su Cinaglio il caso “bollette pazze” porta alle dimissioni dei consiglieri e al commissariamento

Il Municipio di Cinaglio


Pubblicato il 11/01/2018
cinaglio

Le «cartelle pazze» sulla Tari costano la poltrona alla prima cittadina. Si è presentata sola la sindaca Valeria Dezzani all’incontro pubblico di martedì sera 9 gennaio in Municipio, dopo che otto dei nove consiglieri avevano rimesso il mandato. Ieri 10 gennaio la prefettura ha sciolto il Consiglio comunale nominando reggente il funzionario Paolo Mastrocola

 

Assemblea animata richiesta da concittadini in merito al conguaglio recapitato sulla tassa rifiuti con bollettini di alcune centinaia di euro ad integrare imposte già versate. Non il primo incontro dopo che, da novembre, erano state inviate a circa 300 famiglie (l’80% dei residenti) raccomandate in cui la società Trisoft di Torrazza Piemonte (Torino) richiedeva per conto del Comune il pagamento di un’ulteriore quota della Tari: conguaglio a partire dal 2012.  

 

Bollettini in media di 500-600 euro per utenza, ma ci sono pure casi limite. Una coppia di pensionati si è vista richiedere 1480 euro, pur non essendo morosi.  

 

Un’altra famiglia residente ad Ivrea che a Cinaglio ha un immobile non abitato e sfitto ha ricevuto un bollettino da 550 euro. Un’abitazione diventa di quasi 400 metri quadri tutti classificati civili e senza un metro di pertinenza.  

 

«Azione voluta in nome dell’equità fiscale per un accertamento che riportasse il quadro reale. Gli atti, prima in consiglio e poi in giunta, hanno avuto sempre voto unanime favorevole. Anche io ho subito un accertamento. Per eventuali errori abbiamo aperto uno sportello in municipio» replica Dezzani.  

 

Dalla popolazione resta la perplessità sugli atti: «si tratta di veri e propri avvisi di riscossione con 60 giorni per saldare col rischio di pignoramento dei beni. Oltre ad errati dati catastali ci sono difformità sul numero degli occupanti».  

 

«Azione pesante per la modalità e che ha voluto mettere mano indiscriminatamente nelle tasca agli utenti, famiglie che avevano correttamente pagato quanto lo stesso Comune richiedeva. Legittimo voler fare accertamenti catastali per verificare l’esattezza dei dati per il corretto pagamento della Tari, ma fa male in una piccola comunità vedersi recapitare quella che di fatto appare una cartella esattoriale» è stato più volte rimarcato durante la riunione.  

 

La società incaricata, che per contratto trattiene il 29% (più Iva) di quanto incassato, ha spedito raccomandate con importi e dati da molti contestati. Alcuni hanno concordato il ravvedimento beneficiando di riduzioni fino al 60%. Altri, invece, hanno preferito opporsi avvalendosi della consulenza dell’associazione Adusbef di Asti, attraverso l’avvocato Jessica Cossetta, presentando ricorso. Illegittimo risulterebbe, ad esempio, il conguaglio sull’esercizio 2012 essendo superati i cinque anni e che da solo inciderebbe il 40% sulle cartelle. Il ricorso promosso da una trentina di famiglie sarà discusso innanzi alla Commissione tributaria. 

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