Di Maio agli agricoltori vercellesi: “L’Europa difenda il nostro riso”

Il candidato premier del M5S ad Asigliano: “Le importazioni stanno distruggendo l’economia”


Pubblicato il 11/01/2018
Ultima modifica il 11/01/2018 alle ore 21:16
asigliano

Importazioni dalla Cambogia, accesso al mondo del lavoro, bandi per le aziende agricole. Luigi Di Maio, il candidato premier dei Cinque Stelle, stasera - giovedì 11 gennaio - ad Asigliano ha affrontato alcuni temi cari al Vercellese. Lo ha fatto di fronte a un parterre di risicoltori, associazioni di categoria e oltre duecento persone arrivate al polifunzionale per sentire il programma elettorale dei Penstatellati su agricoltura e alimentazione. Inevitabile parlare delle importazioni di tonnellate di riso dalla Cambogia e Myanmar che stanno mettendo a dura prova i mercati risicoli nazionali.  

 

«Il mercato unico europeo è stato inventato per proteggere le eccellenze dei Paesi di cui è composto - ha detto Di Maio -. Io voglio contribuire a restare nell’Unione Europea se questo mercato unico protegge le eccellenze. Il continuo ingresso di derrate alimentari dall’estero e da Paesi al di fuori delle frontiere europee sta danneggiando i nostri prodotti».  

 

Il candidato ha incontrato diversi produttori e operatori del settore riso. «Come obiettivo - ha proseguito Di Maio - abbiamo quello di limitare gli effetti delle importazioni, che stanno abbassando i prezzi e distruggendo la nostra economia. Se servirà, limiteremo anche l’entrata di derrate alimentari come quelle del riso cambogiano». Poi il candidato dei Cinque Stelle ha affrontato anche il tema della tracciabilità. «Questa Unione Europea è un colabrodo - ha detto - nella quale la merce che non dovrebbe entrare entra addirittura con alcuni trattati. Questi patti vanno cambiati se stanno danneggiando la nostra economia e servono controlli seri: sta entrando di tutto in Italia».  

 

Di Maio ha parlato di Piano di sviluppo rurale. «Gli agricoltori, per poter accedere ad alcuni bandi, devono avere la possibilità di confrontarsi con chi materialmente scrive il documento, ad esempio i dirigenti. C’è bisogno di riorganizzare il sistema semplificandolo, non creando burocrazia. E un costo del lavoro più basso avvicinerebbe i giovani all’agricoltura».

 

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