Baby gang nel centro di Torino: “Erano in dodici, veloci e lucidi. Ci hanno portato via tutto”

Il racconto di una vittima: credevo mi avessero spezzato una gamba

L’aggressione è avvenuta nella notte tra sabato e domenica in pieno centro, ma nessuno è intervenuto per soccorrere le vittime


Pubblicato il 15/01/2018
Ultima modifica il 03/02/2018 alle ore 09:55
torino

«Erano organizzati. Quello che più mi ha fatto paura è vedere come si muovevano. Erano lucidi, controllavano tutte le nostre reazioni, notavano subito chi poteva avere la forza di reagire e subito lo neutralizzavano. Abbiamo capito in fretta che non era certo la prima volta che facevano una cosa del genere. Erano tanti, una vera banda». Luca ha 18 anni appena compiuti. È uscito da poco dagli uffici della Questura di corso Vinzaglio. E ai poliziotti ha raccontato quello che è successo, a lui e ai suoi tre amici, la notte tra sabato e domenica. Sono stati aggrediti, picchiati e derubati da almeno una dozzina di ragazzini. Che li hanno circondati e li hanno lasciati senza nemmeno una giacca per ripararsi dal freddo.  

 

 

UNA MANCIATA DI MINUTI  

È successo tutto in una manciata di minuti, in pieno centro, tra le panchine e le piste da skateboard di piazzale Valdo Fusi. Luca e i suoi amici abitano fuori città. «Siamo arrivati in autobus - dice - Non avevamo tanti soldi in tasca e ci siamo messi lì per ascoltare un po’ di musica. Avevo portato io le casse, le ho sfilate dallo zaino e le ho accese. Il volume non era alto: di certo non davamo fastidio a nessuno. Quando sono arrivati loro, saranno state le undici». Erano un gruppo di giovanissimi. Quindici, diciotto anni al massimo, hanno attraversato il piazzale a passo svelto, le mani in tasca come a far intendere di nascondere qualcosa. «Erano vestiti bene, giubbotti e scarpe da ginnastica sportive. Parlavano italiano ma sono convinto che fossero marocchini». Poche parole a bassa voce, poi sono subito passati alle maniere forti.  

 

LA PRIMA VITTIMA  

«Hanno puntato un mio amico, il più alto del gruppo, e hanno iniziato a dire che aveva una bella giacca. Gliela hanno sfilata in un attimo. Lui ha provato a divincolarsi e si è preso uno schiaffo. Io, prima di fare la stessa fine, ho gettato le chiavi di casa dietro a una siepe. Mi sono voltato e ho visto che uno della banda aveva preso il mio zaino. Un altro, invece, voleva le casse. Mi sono mosso verso di lui per fermarlo ma ho ricevuto un calcio violento alla gamba. Giuro: credevo che me l’avesse spezzata. Sono caduto senza più riuscire a muovermi. Alzavo la testa li osservavo arraffare in fretta tutto quello che potevano». Movimenti rapidi, compiuti chissà quante altre volte. Poi la baby gang ha lasciato il piazzale in ordine sparso. 

 

LA FUGA  

«Non sono andati via correndo, camminavano come se non fosse successo nulla - racconta Luca - Ho notato uno di loro che si allontanava verso via Giolitti. Aveva una cassa ancora sotto il braccio. Insieme ai miei amici, ho deciso di seguirlo. E ho sbagliato: in un attimo mi sono trovato solo. Mi sono voltato e dietro di me c’era quello che sembrava il capo della gang. Era alto. Aveva i capelli corti e ricci. Ha capito le mie intenzioni e mi ha colpito con due pugni». Fine dell’inseguimento. Luca è andato all’ospedale. Al Cto i medici l’hanno rassicurato: se l’è cavata con un bello spavento e un livido alla gamba. Perché non avete chiamato subito la polizia? «Abbiamo sbagliato, è vero. Ma eravamo tutti spaventati. E fino a quando non mi sono allontanato, temevo che mi vedessero telefonare e che volessero prendermi anche il cellulare che era rimasto nella tasca dei pantaloni. Poi, uscito dal pronto soccorso, avevo soltanto voglia di ritornare a casa». 

 

Forse le immagini delle telecamere potran no essere utili a dare un volto e un nome ad almeno una parte della baby gang. Ma la prima descrizione dei componenti è del tutto simile a quella del gruppo sorpreso, soltanto venerdì, da una pattuglia del commissariato Barriera Nizza. Intercettati mentre scappavano da un bar di corso Dante, poco prima avevano fatto incetta di vestiti, razziati da un negozio dell’8 Gallery. Quando uno di loro è stato fermato, un marocchino di 14 anni, un connazionale diciassettenne, ospite di una comunità di Torino, non ha esitato a puntare una pistola giocattolo contro i poliziotti. Continuava a urlare: «Se non liberate subito il mio amico, vi ammazzo »

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