Dolores O’Riordan, il mio sogno volato via

La lettera di Giuliano Sangiorgi dei Negramaro alla cantante con cui ha duettato nella canzone «Senza fiato» (2007)

Dolores O’Riordan con Giuliano Sangiorgi dei Negramaro


Pubblicato il 15/01/2018
Ultima modifica il 16/01/2018 alle ore 17:58

Ti ho vissuta sempre come un sogno. 

Lo sapevo che non avrei dovuto farlo. 

Avrei dovuto viverti come un giorno qualunque.  

Da sveglio, sveglissimo. 

Come una persona qualsiasi, magari conosciuta in un viaggio insieme. 

Avrei dovuto essere meno rispettoso delle distanze, come se non fossero mai esistite e, invece, ti ho trattato come una leggenda, perché questo sei per quelli come noi e per il mondo intero, per la generazione di “zombie” che hai lasciato orfani della voce più rivoluzionaria degli ultimi 40 anni. 

Avrei dovuto ridurle, quelle maledette distanze. 

Allora e solo allora avrei capito che quella nostra canzone insieme stava succedendo davvero. 

 

E invece ho pensato: «Non è possibile», «Non è reale», «Non sta succedendo a me, a noi».  

È un sogno.  

Come un sogno ti ho sfiorato. 

Come un sogno ti ho salvato nel fondo più profondo della memoria. 

E come un sogno sei volata via. 

Eppure solo oggi ho realizzato davvero che sei passata dalle nostre vite, che mi hai attraversato gli occhi e il cuore in un giorno qualunque, in uno studio di registrazione qualunque, cantandoci addosso tutto il fiato che ci restava. 

E in quella canzone, in quel pomeriggio siamo davvero rimasti senza fiato. 

Sono entrato in studio che già cantavi. 

Non mi hai riconosciuto, e come avresti potuto?! Non mi hai dato retta neanche per un istante, intenta com’eri a cantare la nostra canzone. 

Poi qualcuno ti ha detto che ero io il motivo per cui eri lì, piovuta dall’america nel mezzo del nulla. 

Hai spalancato gli occhi e mi hai stretto forte a te. 

 

Quella musica di Paolo Buonvino, galeotto fu quel Paolo, che ci ha fatto incontrare grazie a super Caterina (Caselli); le mie parole, la mia voce, i Negramaro... ti avevano fatto dire di sì... me lo hai raccontato così, vomitando addosso a un povero piccolo nessuno come me quei motivi che ancora oggi stento a credere, tanto sei passata come un sogno. 

E io, come ogni volta succede al risveglio, non riuscivo a emettere un suono. 

Mi sono lasciato abbracciare. 

Ho trattenuto il respiro, ho pianto in un nanosecondo e sempre in un nanosecondo ho nascosto le mie lacrime ai tuoi occhi accesi e neri come braci. 

Sembravano quel fiume in piena che mi accingevo a cantare. 

 

Non ho mai ripercorso volutamente quei momenti nella mia mente. 

Li ho lasciati fluttuare liberi di farlo a loro piacimento. 

I sogni non li decidiamo. 

Decidono loro di raggiungerci. 

Tu ci hai raggiunti. 

E oggi, che non ci sei più, resto senza fiato ancora una volta. 

Ma queste lacrime non sono più un sogno. 

Ti ho intrappolata dentro. 

Era tutto vero. 

Sei passata nelle nostre vite e lì rimarrai per sempre. 

“Non son riva senza te!” 

Giuliano e i tuoi Negramaro tutti. 

 

 

 

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